Anastasie de Restaud, alta e ben fatta, era in odore di avere uno dei vitini più graziosi di Parigi. Immaginate due grandi occhi neri, una mano stupenda, un piede ben disegnato, fuoco nelle movenze, una donna che il marchese di Ronquerolle definiva un cavallo purosangue. Codesta finezza nervosa non le toglieva alcuna prerogativa; aveva le forme piene e rotonde, senza che le si potesse ascrivere un eccesso di carnosità.